13. Global Best Selection

alfaconsulenza_davide-dalmassoA partire da inizio 2017, abbiamo affrontato un ampio viaggio tra le strategie di investimento utilizzate in ALFA. Oggi trattiamo la Global Best Selection, una strategia che mira a selezionare con costanza i fondi a gestione attiva più promettenti, utilizzando alternativamente approcci di selezione trend-follower o contrarian a seconda delle condizioni di mercato. Ne parliamo con Davide DalmassoResponsabile Strategie di Investimento Quantitative in ALFA SCF.

 

Redazione: Buongiorno Davide. L’approccio attivo e dinamico è stato un elemento di successo commerciale per molte società di gestione, che in questi anni hanno messo sul mercato innumerevoli fondi diversificati e a ritorno assoluto. Come si pone ALFA SCF nei confronti di questi prodotti?

ALFA SCF utilizza con successo, nell’ambito della consulenza personalizzata, un approccio attivo e dinamico attraverso l’applicazione di un set di strategie su diverse tipologie di strumenti. In questo senso però non intende mettersi in competizione con i fondi citati, anzi, ritiene che talvolta possano diventare una fonte complementare di diversificazione di portafoglio. I prodotti in questione rispondono anche ad esigenze operative e pratiche in quanto è difficile per un investitore implementare sul proprio conto corrente una strategia long-short o che prevede l’utilizzo di future e opzioni. Infine il grado di penetrazione che questi prodotti hanno raggiunto nei portafogli degli italiani non permette di ignorare il fenomeno. Proprio per questi motivi ALFA ha sviluppato un sistema di selezione dei migliori gestori attivi che si chiama Global Best Selection. L’obiettivo di questo sistema è individuare le strategie più promettenti per il prossimo futuro.

Redazione: Spesso questi prodotti vengono criticati perché poco trasparenti.

Non è una critica infondata. Partiamo dalla constatazione che oltre ad essere numerosi, i fondi in questione utilizzano le più disparate strategie d’investimento, spesso poco chiare anche agli addetti ai lavori. Le politiche d’investimento e gli obiettivi descritti all’interno dei prospetti informativi sono così generici da non permettere di delineare quale sia il raggio d’azione del gestore. Anche aspetti più banali come la denominazione dei prodotti non aiuta a fare chiarezza perché nella maggioranza dei casi non è facile comprendere se essi investano principalmente in azioni, in obbligazioni o altro. D’altro canto la libertà del gestore unita all’elevata flessibilità e alle poche costrizioni della politica d’investimento sono proprio il punto di forza di questi prodotti che possono cambiare radicalmente e velocemente la composizione di portafoglio se le condizioni di mercato lo richiedono.

Redazione: Anche sotto il profilo dei costi sorgono molti dubbi da parte degli investitori.

Anche questa obiezione non è campata per aria. La complessità, effettiva o presunta, delle strategie d’investimento legittima le case di gestione a chiedere commissioni elevate. Ma il costo complessivo (Totale Expense Ratio o TER) sopportato dagli investitori, è di gran lunga più elevato rispetto alla sola fee di gestione. Vanno infatti aggiunte molte altre spese che il fondo sopporta nell’espletare la propria attività (commissioni di negoziazione, costi legali, spese burocratiche, ecc…) oltre alle commissioni di performance, se previste. Esiste però un modo molto efficace per tenere sotto controllo tutte queste variabili: la quota del fondo. Il valore delle quote che viene pubblicato quotidianamente infatti, è al netto di tutte le spese addebitate dal fondo. Se confrontassimo unicamente i fondi sulla base dei costi potremmo finire col selezionare soluzioni economiche ma che alla prova dei mercati si dimostrano incapaci di generare risultati. Confrontare i fondi in base all’andamento delle loro quote invece ci permette di uniformare il campo di gioco. Non importa il costo in sé ma quali risultati il gestore sia stato in grado di ottenere al netto di quei costi.

Redazione: Qual è il criterio utilizzato da ALFA per selezionare i fondi migliori?

In virtù delle considerazioni fatte in precedenza è estremamente difficile procedere ad una analisi discrezionale dei fondi. L’analisi di prospetti, strategie, esperienze gestorie, modelli di risk management, organizzazioni aziendali per ogni singolo prodotto collocato sul mercato richiederebbe un lavoro faraonico e continuativo perché tutte queste variabili sono soggette a cambiamenti. Ma la cosa più importante da tenere in considerazione è che non esiste un modo per verificare l’efficacia di un modello di selezione basato su questi presupposti. A questo si aggiunge la constatazione che ci sono periodi storici particolarmente favorevoli ad alcune strategie ed altri che ne determinano la chiusura a causa di risultati molto negativi. Per questo motivo ALFA ha deciso di affidarsi ad un sistema di selezione basato su criteri quantitativi. L’andamento delle quote di un fondo è la sintesi più efficace di tutti gli aspetti commentati sopra. L’analisi quantitativa permette di non farsi condizionare dai brand altisonanti o dalle mode del momento, dai costi elevati o dai prospetti poco chiari. Questo approccio va dritto al punto senza farsi fuorviare dall’azione commerciale delle case di gestione. Il modello Global Best Selection che ALFA ha sviluppato permette di costruire un portafoglio di prodotti a ritorno assoluto diversificato dal punto di vista delle strategie e del contributo di volatilità. L’algoritmo seleziona i prodotti perché hanno raggiunto risultati interessanti nell’ultimo anno oppure stanno vivendo un momento di difficoltà dopo una periodo di successo.

Redazione: Come viene ruotato il portafoglio?

Ad ogni fondo è associato un target di rendimento e una perdita potenziale. Se uno di questi livelli viene raggiunto il fondo viene liquidato e sostituito. Le rotazioni di portafoglio possono inoltre essere motivate da un cambiamento di scenario che rende consigliabile detenere fondi che nell’ultimo periodo hanno performato peggio rispetto ad altri anziché investire in strumenti che hanno corso tanto, o viceversa. Il portafoglio è sottoposto ad un monitoraggio attento e continuo ma operativamente è richiesto un intervento ogni mese e mezzo, in media. Coerentemente con gli obiettivi e gli strumenti utilizzati, il Global Best Selection non è un algoritmo di trading. La bassa frequenza dei segnali lo rende adatto ad ogni categoria di investitore.

Redazione: Ci sono degli elementi che occorre valutare attentamente prima di prendere in considerazione questo “mattoncino” ALFA?

Ci sono due aspetti su cui è bene soffermarsi. Innanzitutto affinché la selezione sia efficace occorre disporre di un broker che metta a disposizione un’ampia gamma di prodotti a ritorno assoluto. I risultati che l’algoritmo genera sono fortemente legati alla qualità dei prodotti che analizza. La possibilità di poter spaziare all’interno di un universo di fondi molto diversi tra loro aumenta le probabilità che vengano selezionati strumenti dall’alto potenziale. Il secondo elemento da tenere in considerazione sono i costi di negoziazione. È molto importante verificare l’assenza di commissioni d’ingresso sui fondi che potenzialmente potremmo acquistare. Anche se l’operatività non è elevata, le rotazioni di portafoglio potrebbero erodere totalmente le performance generate se venissero applicate le commissioni d’ingresso.

Redazione: Grazie Davide. Effettuare questa serie di interviste sulle strategie di investimento ALFA ci ha permesso di comprendere le tante tipologie di strumenti finanziari a disposizione degli investitori italiani e ci ha dato un assaggio di quanto possa essere utile la presenza di un consulente di fiducia, che esponga con indipendenza caratteristiche, rischi e costi di quanto è proposto dall’industria finanziaria, suggerendo senza conflitti di interesse strategie per bilanciare il rischio e il rendimento atteso, tenendo sempre bene a mente gli obiettivi personali e familiari che guidano gli investimenti. Un saluto a tutti i lettori.

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