Tema del mese: Il “miracolo” tedesco

Articolo a cura di Stefano Simionato, Responsabile Ufficio Studi ALFA SCF, estratto dal report mensile ALFA&BETA di Ottobre 2017 riservato ai clienti (scarica qui i report ALFA&BETA Sintesi).

 

TEMA DEL MESE – OTTOBRE 2017 – IL “MIRACOLO” TEDESCO

 

Alle elezioni politiche dello scorso 24 settembre, la CDU/CSU ha raccolto un consenso inferiore rispetto alle attese. Il partito di Angela Merkel è tuttavia risultato ancora una volta di gran lunga il più votato e la sua leader otterrà con ogni probabilità il suo quarto mandato da cancelliera. In un’Europa politicamente frammentata, la Germania conferma quindi la sua grande stabilità di governo. Dal novembre 2005 si sono alternati quattro presidenti francesi, quattro premier britannici, sei presidenti del consiglio italiani, ma una sola cancelliera tedesca. L’andamento positivo dell’economia è sicuramente un fattore determinante per questa stabilità. Cerchiamo allora di comprendere un po’ meglio il cosiddetto «miracolo tedesco».

Se osserviamo i dati scopriamo che, nei primi anni del XXI secolo, la «locomotiva d’Europa»…era tutt’altro che una locomotiva! Prima della grande crisi, l’economia tedesca, alla prese ancora con il processo di unificazione, cresceva la metà di quella continentale, aveva consumi in calo e una disoccupazione maggiore che nel resto d’Europa. Nell’attuale decennio, però, mentre il Vecchio Continente è andato in enorme difficoltà, la Germania è diventata la quarta economia del mondo crescendo ad un ritmo doppio rispetto ai partner continentali. La crescita della produzione industriale è stata rapida e la disoccupazione in costante calo. Tutti questi risultati, peraltro, sono stati raggiunti mantenendo invariato l’indebitamento pubblico.

L’origine di questi successi, oltre che in   aspetti sociali, è da ricercare in quello che molti economisti hanno definito il «modello tedesco», un sistema nato con le riforme di Schroeder a cavallo del secolo e proseguito poi sotto l’attuale cancelliera. Tra gli ingredienti alla sua base ci sono un federalismo efficiente, un welfare funzionale e una riforma delle relazioni industriali che ha agevolato la cooperazione tra imprese e sindacati. Naturalmente, un altro fattore decisivo è stato poi il forte orientamento all’export delle aziende tedesche. A tutto ciò si è infine aggiunto anche un contesto monetario che ha permesso al governo di Berlino di beneficiare di tassi bassi o addirittura negativi.

Nonostante questo contesto favorevole e l’attuale sostenuto ritmo di crescita (per il 2017 il PIL è previsto a +1,9%), la recente tornata elettorale ha visto la forte avanzata del voto di protesta. Il partito di estrema destra, euro-scettico e «populista» Alternative fuer Deutschland ha triplicato i suoi consensi. Quest’ultimo dato è figlio di problemi nonostante tutto ancora diffusi tra molti cittadini tedeschi. Il basso tasso di disoccupazione nasconde ad esempio il fatto che molti lavoratori hanno una condizione precaria e bassi salari. Questo è vero soprattutto nelle aree dell’ex Germania Est dove la disoccupazione è vicina ai livelli «mediterranei» e una quota significativa della popolazione è a rischio povertà. Inoltre, la politica di accoglienza dei migranti portata avanti dalla Merkel, giustificabile almeno dal punto di vista demografico in uno dei paesi più anziani al mondo, ha diffuso il malcontento in molte fasce della popolazione. La nuova formazione di governo, che vedrà probabilmente coinvolti anche verdi e liberal-democratici, non potrà non tenere conto di questi aspetti. Nei prossimi anni, l’evoluzione politica tedesca dovrà essere osservata con attenzione in quanto tutto il processo di integrazione europeo non può prescindere da un ruolo attivo e propositivo della maggiore economia dell’area. E di recente abbiamo già visto quante asset class, dal cambio Euro/Dollaro ai mercati azionari, possono essere fortemente influenzate dalle decisioni strategiche dei governi.

 

Immagine di copertina: Designed by Bedneyimages / Freepik