Dieci anni dopo: la grande ripresa (video)

Articolo a cura di Stefano Simionato, Responsabile Ufficio Studi ALFA SCF, estratto dal report mensile ALFA&BETA di Novembre 2018 riservato ai clienti (scarica qui i report ALFA&BETA Sintesi). Visto l’apprezzamento riscosso dalla versione video, confermiamo anche per questo mese l’appuntamento in formato video+testo.

TEMA DEL MESE – NOVEMBRE 2018 – DIECI ANNI DOPO: LA GRANDE RIPRESA

Il 15 settembre scorso si è celebrato, o per meglio dire ricordato, il decennale del fallimento della banca d’investimento Lehman Brothers, l’evento che segnò l’inizio della più grande recessione globale del dopo-guerra. L’epicentro della crisi furono come noto gli Stati Uniti e lo scoppio della cosiddetta «bolla dei mutui sub-prime». Data la portata che quegli eventi ebbero sul sistema finanziario e sull’economia reale, in quel periodo e nei mesi successivi, qualcuno arrivò a parlare anche di crisi strutturale degli USA e dell’Occidente.

A dieci anni di distanza, però, possiamo invece dire che la capacità di tenuta e di ripresa dell’economia americana sono state in realtà sorprendenti, soprattutto se paragonate alla performance dell’Unione Europea, l’altro grande blocco economico duramente colpito dalla crisi del 2008. Il PIL statunitense è cresciuto del 18% rispetto ai livelli pre-crisi e negli ultimi nove anni ha fatto registrare una crescita media annua del 2,3%. Nello stesso periodo il reddito pro-capite dei cittadini USA è aumentato di oltre il 14%. Si è così ulteriormente allargato il gap con il Vecchio Continente, già esistente prima della crisi. La crescita dei consumi è stata il doppio di quella europea e, fatto ancora più rilevante in ottica di potenzialità di lungo termine, il livello degli investimenti (di fatto stabile in Europa) è oggi superiore del 21,6% rispetto ai livelli pre-crisi negli USA. Il mercato immobiliare, origine della crisi del 2008, si è ripreso in maniera egregia: i prezzi delle abitazioni sono cresciuti mediamente del 4,3% annuo e sono oggi superiori rispetto ai massimi pre-crisi (inizio 2006). L’andamento del Real Estate europeo è stato molto meno dinamico; è giusto però anche ricordare che non fu soggetto a un crollo paragonabile a quello vissuto negli USA.

In questo percorso di ripresa l’economia statunitense è stata inoltre in grado di creare una quantità molto elevata di posti di lavoro. Rispetto al giugno 2009 sono stati creati 18 milioni di impieghi, l’occupazione è superiore dell’8% rispetto ai livelli pre-crisi, il tasso di disoccupazione è ai minimi storici e i salari reali sono ai massimi dal 1973. E’ proprio sotto questo aspetto che si notano le differenze più rilevanti nel confronto con l’Europa, il cui tasso di disoccupazione rimane invece praticamente in linea con i livelli di nove anni fa.

La Grande Recessione sembra inoltre avere avuto un effetto positivo anche sulla gestione delle finanze private da parte delle famiglie americane. Il tasso di risparmio, al contrario di quanto avvenuto in Europa, è cresciuto e il livello medio di indebitamento rispetto al reddito si è ridotto dal 130% al 99%.

Insomma, gli anni del sogno americano sono (forse) passati e gli Stati Uniti odierni sono anche un paese ricco di contraddizioni con elementi di potenziale fragilità che inevitabilmente contribuiranno prima o poi a nuove recessioni. La resilienza dimostrata dopo la crisi del 2008 e la capacità di innovazione tecnologica mostrata nell’ultimo decennio dall’economia USA confermano però che gli Stati Uniti sono destinati a rimanere ancora un perno dell’economia mondiale. Qualsiasi asset allocation di lungo periodo non può quindi mai prescindere da una componente di investimenti in dollari, in grado sia di dare esposizione a una delle economie più dinamiche del pianeta, sia di fornire maggiore protezione di fronte a scenari estremi (es. dissoluzione area Euro). A tal proposito un dato è particolarmente indicativo: un investimento di 100 Euro sull’indice S&P 500 effettuato alla vigilia del default di Lehman Brothers (14/9/2008), si sarebbe ridotto del 40% nei sei mesi successivi; oggi avrebbe però un valore di circa 330 Euro.