Come andrà il 2019?

Il nuovo articolo a cura di Davide Dalmasso, Responsabile Strategie Quantitative in ALFA SCF, è dedicato alle prospettiva per questo nuovo anno. Non si lancia in previsioni dettate dalle emozioni, ma prova a ragionare su numeri e probabilità basandosi sulla volatilità passata.

Articolo pubblicato su ITForum News (vai al sito)

 

COME ANDRÀ il 2019?  A meno che disponiate di una sfera di cristallo, meglio affidarsi alle probabilità.

 

Anno nuovo, voglia di voltare pagina. Il 2018 ha regalato davvero poche soddisfazioni agli asset manager alle prese con mercati azionari in calo e asset class obbligazionarie in crisi a causa dell’inversione di marcia delle banche centrali in merito alle proprie politiche monetarie.

D’altro canto la voglia di ripartire da sola non è sufficiente. Il 2019 ha infatti ereditato le stesse problematiche dell’anno appena concluso e il brindisi di capodanno non è in alcun modo servito a risolvere l’incertezza politica in Francia o in Italia, né a trovare una soluzione all’annoso tema della Brexit. La crescita economica è prevista in calo un po’ ovunque nei prossimi 12 mesi e il protrarsi dello shutdown può servire solo ad aggravare la situazione.

Eppure la domanda resta: cosa ci aspetta sui mercati in questo nuovo anno?

Partiamo dal presupposto che chi si è dotato di una strategia d’investimento valida, strutturata e rigorosa, non ha bisogno di rispondere a questa domanda perché in qualsiasi scenario di mercato sa perfettamente come si comporterà e quali saranno le azioni che metterà in atto sul proprio portafoglio per adattarlo alla situazione contingente dei mercati.

D’altro canto occorre fare i conti con il fascino di elaborare una previsione e vedere a posteriori la correttezza delle proprie ipotesi. C’è pertanto chi si affida al proprio intuito o alle sensazioni che ha maturato negli ultimi mesi. Un approccio azzardato perché potrebbe essere corrotto da elementi personali ed emotivi come il panico e l’avidità che potrebbero esacerbare rispettivamente la voglia di disfarsi delle asset class rischiose oppure la bramosia di comprare nella speranza che i mercati abbiano toccato il fondo.

Non perdiamo tempo a commentare l’approccio di chi per fare previsioni sull’anno nuovo conta il numero di anni trascorsi tra le diverse crisi o chi si affida all’astronomia o peggio ancora all’astrologia. Queste persone troverebbero sicuramente più soddisfazione nell’impiegare il proprio patrimonio in un viaggio a Las Vegas.

Inutile incaponirsi e voler determinare con esattezza il percorso che le quotazioni seguiranno nei prossimi mesi e quale sarà il loro punto di arrivo. Tale approccio può essere dannoso e controproducente. Ciò che invece possiamo fare è determinare, con un certo grado di affidabilità e sulla base dell’esperienza passata, qual è il range di valori all’interno del quale i prezzi oscilleranno. Si tratta pertanto di stime probabilistiche che potrebbero essere disattese nel caso di eventi estremi ma che possono fornire indicazioni utili.

Basandoci sulla volatilità che ha caratterizzato il Ftse Mib negli ultimi 5 anni possiamo ad esempio stabilire che esiste una probabilità del 10% che le quotazioni dell’indice scendano al di sotto dei minimi toccati nel 2009 e nel 2012 in area 12.300 punti. Non è escluso che questa ipotesi possa verificarsi ovviamente, ma questa analisi è utile a misurare l’evento e a porre un limite a previsioni catastrofiche o eccessivamente ottimistiche.

Immagine 1: Cono di Volatilità a 1 anno realizzato ad inizio 2019 ipotizzando rendimenti distribuiti normalmente con media e volatilità stimate utilizzando le osservazioni degli ultimi 5 anni. Livelli di probabilità utilizzati: 10% e 90%. Elaborazione ALFA Scf

Questo tipo di indagine può rafforzare la significatività tecnica di alcuni livelli supportivi o resistenziali individuati con l’analisi grafica di tipo tradizionale. Nell’immagine che segue si può osservare che il limite inferiore del cono di volatilità calcolato ad inizio anno per lo S&P 500 converge in area 2.130 punti che le quotazioni tra il 2015 e il 2016 avevano ripetutamente tentato di superare e che ora rappresenta un’interessante area supportiva.

Immagine 2: Cono di Volatilità a 1 anno realizzato ad inizio 2019 ipotizzando rendimenti distribuiti normalmente con media e volatilità stimate utilizzando le osservazioni degli ultimi 5 anni. Livelli di probabilità utilizzati: 10% e 90%. Elaborazione ALFA Scf

Studiare i mercati e i possibili scenari futuri in modo oggettivo può limitare stupori e delusioni. Se avessimo condotto questa analisi sull’Euro Stoxx 50 ad inizio 2018 ad esempio, non avremmo vissuto come apocalittico il suo pessimo comportamento nel corso dell’anno. Infatti, come mostra il grafico che segue, le quotazioni sono rimaste all’interno del cono di volatilità calcolato 12 mesi fa.

Immagine 3: Cono di Volatilità a 1 anno realizzato ad inizio 2018 ipotizzando rendimenti distribuiti normalmente con media e volatilità stimate utilizzando le osservazioni dei 5 anni precedenti. Livelli di probabilità utilizzati: 10% e 90%. Elaborazione ALFA Scf

Purtroppo questi strumenti non sostituiscono la sfera di cristallo di cui tutti vorremmo disporre e che cancellerebbe l’alone probabilistico a cui inevitabilmente queste analisi devono sottostare, ma quando in ballo ci sono risparmi e investimenti, i numeri e la professionalità possono sicuramente offrirci un supporto maggiore di quanto farebbero metodi improvvisati la cui efficacia è ben lontano dall’essere dimostrata. Meglio lasciare l’analisi delle fasi lunari ad altri tipi di attività.