Europa al bivio (video)

Articolo a cura di Stefano Simionato, Responsabile Ufficio Studi ALFA SCF, estratto dal report mensile ALFA&BETA di Gennaio 2019 riservato ai clienti (scarica qui i report ALFA&BETA Sintesi). A disposizione per tutti coloro che ci seguono la versione testuale ed anche il video commento.

TEMA DEL MESE – GENNAIO 2019 – EUROPA AL BIVIO

I crescenti scontri in materia di politica commerciale e tecnologica tra Stati Uniti e Cina, l’imprevedibile evoluzione della Brexit, i dubbi sulle politiche monetarie delle banche centrali e i sempre più fondati timori per un rallentamento dell’economia globale. Dopo un 2018 già molto complicato, il 2019 comincia per gli investitori con un livello di incertezza se possibile ancora maggiore.

In questo contesto di grandi incognite, si possono però fin da ora segnare in calendario le date già note di un evento che avrà sicuramente un’influenza importante sull’evoluzione futura dello scenario europeo. Tra il 23 e il 26 maggio, oltre 400 milioni di cittadini voteranno infatti per il rinnovo del parlamento di Strasburgo. Saranno elezioni con un peso politico importante, verosimilmente decisive per gli sviluppi del progetto UE.

A pochi mesi da questo evento, è dunque interessante analizzare le attuali condizioni dei principali paesi europei, confrontandole in particolare con quella che era la situazione alla vigilia delle ultime elezioni. La tabella in basso riporta alcuni dei dati più significativi di dieci delle principali economie dell’area Euro.

Fonte: Elaborazione ALFA SCF su dati Bloomberg e IMF

La suddivisione della tabella già aiuta a evidenziare un primo fondamentale elemento: pur con qualche eccezione (es. la Spagna) negli ultimi cinque anni i paesi dell’area cosiddetta «core» hanno continuato a crescere più di quelli periferici, allargando in molti casi i gap di reddito già esistenti a fine 2013.

In una situazione di questo tipo sono rimaste evidenti anche le differenze in termini di livelli di inflazione e mercato del lavoro. Nell’Europa mediterranea i livelli dei prezzi sono cresciuti a un ritmo inferiore e i tassi di disoccupazione sono rimasti molto più elevati rispetto a Germania, Olanda e paesi del Nord Europa.

L’economia europea continua dunque a essere molto poco uniforme e le differenze tra paesi evidenziate da molti osservatori negli ultimi anni forse oggi sono più marcate che mai. Se si confrontano questi dati con quelli provenienti da un altro grande blocco di paesi, gli USA, ci si rende però conto che non sono certo queste differenze il problema attuale dell’Europa.

In aree economiche di tali dimensioni, è infatti inevitabile che si vengano a creare divergenze di crescita e di reddito tra i singoli paesi. Negli USA le differenze tra stati in certi casi sono anzi addirittura più evidenti. Negli ultimi cinque anni il Nord Dakota ha visto ad esempio una contrazione del PIL media del 2,8% annuo mentre l’intera economia USA cresceva del 2,4% e stati come quello di Washington del 4,4%. Considerando i maggiori paesi per popolazione delle due aree, la differenza di reddito pro-capite tra Massachussets e Arizona (65.500 contro 38.600 dollari) è poi paragonabile a quella tra Paesi Bassi e Grecia.

A differenza degli USA, però, l’Europa non ha ad oggi un mercato del lavoro realmente unico e dinamico e non ha una politica di bilancio pubblico federale comune e coordinata. Tutto questo fa sì che le differenze in termini di livelli di disoccupazione siano molto più evidenti rispetto agli Stati Uniti (dove l’unemployment rate oscilla tra il 2% e il 6%) e che i singoli paesi UE possano portare avanti politiche economiche addirittura divergenti tra loro. Nel corso dell’ultima legislatura europea i paesi dell’area «core» hanno ad esempio mediamente ridotto il loro già basso debito pubblico mentre quelli mediterranei hanno mantenuto un elevato indebitamento, contribuendo alla permanenza di spread di rendimento tra titoli di stato alla lunga incompatibili con una moneta unica.

I cittadini europei dovranno presto eleggere il parlamento che dovrà prendere, insieme alle altre istituzioni comunitarie, una decisione importante e che non ha più senso rimandare. Trovare un vero compromesso tra le varie visioni e culture avvicinando l’UE agli Stati Uniti oppure prendere la strada opposta facendo prevalere le autonomie nazionali? In entrambi i casi, ci saranno effetti di lungo termine sui mercati e sull’economia reale.

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