Petrolio, che confusione!

Il nuovo articolo a cura di Davide Dalmasso, responsabile strategie quantitative di ALFA SCF, prende lo spunto dagli attacchi del 14 settembre ai siti petroliferi dell’Arabia Saudita per chiarire terminologia e meccanismi relativi a produzione e distribuzione del petrolio.

 

 

PETROLIO, CHE CONFUSIONE!   Tra le pieghe di termini erroneamente usati come sinonimi si nasconde la soluzione ai misteriosi movimenti dell’oro nero. 

Un attacco che fa esplodere le principali strutture petrolifere dell’Arabia Saudita riducendo inaspettatamente di oltre il 5% la produzione mondiale di greggio e che rende, se possibile, gli equilibri mediorientali ancor più instabili, non dovrebbe far crescere a dismisura il prezzo del petrolio? Allora com’è che dopo una settimana da questi fatti il barile si trova ad appena 4 dollari di distanza dalla chiusura del 13 settembre e decisamente più in basso dei 66 dollari al barile raggiunti a fine aprile?

Quotazioni giornaliere CL1 (primo future su crude oil WTI) by Bloomberg

Se vogliamo apprendere qualcosa da questa vicenda e farne tesoro per il futuro non possiamo fermarci a qualche numero snocciolato dai media per far colpo sui lettori (frasi sensazionalistiche del tipo: i volumi persi sono superiori a quelli che erano andati in fumo nel 1990-91 ai tempi dell’invasione del Kuwait da parte delle truppe irachene di Saddam Hussein e a quelli venuti meno nel 1979 all’epoca della Rivoluzione iraniana). Dobbiamo addentrarci maggiormente nei dettagli del funzionamento dell’industria petrolifera.

Come egregiamente spiegato in un recente articolo da Ellen Wald, punto di riferimento ed esperta analista del settore oil, c’è molta differenza tra alcuni termini che i giornalisti utilizzano erroneamente come sinonimi: capacità, produzione e offerta.

Aramco, la compagnia petrolifera nazionale saudita che gestisce gli impianti di Abqaiq e Khurais bombardati dai droni, ha la capacità più grande del mondo: 12 mbg (milioni di barili al giorno). La capacità fa riferimento al massimo che un’azienda potrebbe estrarre dai suoi impianti se lavorasse a pieno regime. Siccome stiamo parlando di strutture estremamente complesse e non di un semplice rubinetto da regolare a piacimento, anche in circostanze normali, Aramco avrebbe bisogno di circa tre mesi per potersi organizzare al fine di raggiungere la sua capacità massima.

Con il termine produzione invece si fa riferimento alla quantità di greggio che si sta estraendo in un preciso momento. Prima degli attacchi, Aramco stava estraeva 9,8 mbg, ovvero meno della quota attribuitagli dall’OPEC (10,3 mbg). Dopo gli ingenti danni subiti, l’Arabia Saudita si trova ora ad un livello produttivo più che dimezzato. Aramco ha affermato che metà dei 5,7 mbg di produzione verranno ripristinati entro una settimana e prevede che la produzione ritorni a 9,8 mbg entro la fine di settembre, e deve riuscirci se non vuole procrastinare oltre il suo progetto di quotazione di cui si parla da anni.

Fonte: Wikipedia

Prima di trarre altre conclusioni, chiariamo ancora un aspetto. Quando si parla di offerta di un paese si fa riferimento a quanto petrolio viene venduto sul mercato. Senza contare che una parte del petrolio prodotto viene destinato a consumi domestici, occorre tener presente che le aziende spesso producono senza vendere, ma semplicemente immagazzinando ciò che estraggono. Secondo l’amministratore delegato Amin Nasser, Aramco ha 60 milioni di barili di petrolio in giacenza, anche se osservatori esterni indicano cifre ben superiori.

Non si tratta di distinzioni terminologiche fine a se stesse perché sono proprio le scorte ad aver giocato un ruolo fondamentale in questi giorni di trambusto ed aver permesso un rapido rientro delle quotazioni. Infatti, Aramco, che ha visto la propria produzione crollare drasticamente, per mantenere fede agli impegni contrattuali presi con i propri clienti, sta attingendo dalle scorte stoccate in questi anni e sta forzando al massimo le altre linee di produzione, garantendo le consegne anche nel periodo di tempo che sarà necessario per riparare gli impianti danneggiati. Perciò, nonostante il calo nella produzione, la fornitura di petrolio sul mercato è continuata sostanzialmente indisturbata. Per ora.

La volatilità sulle quotazioni sembra infatti rientrata ma potrebbero esserci altre esplosioni al rialzo. Solo il futuro potrà confermare o vanificare le previsioni sui tempi di ripristino fatte da Aramco. Le scorte non sono infinite e sono già state pesantemente intaccate in questi anni per vendere più petrolio di quanto si producesse (al fine di rispettare i limiti imposti dall’OPEC).

Sarà inoltre fondamentale capire quali risvolti politici avranno gli attacchi. Arabia Saudita e Stati Uniti hanno accusato l’Iran di essere responsabile ed aver sponsorizzato gli attacchi sostenendo che i droni sono partiti da Nord e non dallo Yemen dove Riad è in guerra contro i ribelli Houti, che hanno rivendicato l’attacco. Gli USA hanno inasprito ulteriormente le sanzioni nei confronti dell’Iran e se l’escalation di accuse e rivendicazioni dovesse proseguire potrebbero esserci conseguenze concrete anche per il greggio.

 

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