Le due facce del Sudamerica (video)

Articolo a cura di Stefano Simionato, Responsabile Ufficio Studi ALFA SCF

TEMA DEL MESE – OTTOBRE 2019 – LE DUE FACCE DEL SUDAMERICA

La crisi umanitaria in Venezuela, un possibile nuovo default dell’Argentina, l’atteggiamento autoritario del presidente brasiliano Bolsonaro: negli ultimi mesi l’America Latina è salita numerose volte agli onori delle cronache.

Come spesso accade, però, a fare notizia sono stati solamente gli eventi più drammatici e problematici. Nello stesso periodo, infatti, poco considerate dai media, diverse nazioni del continente sudamericano hanno proseguito silenziosamente le loro storie di successo.

Vale quindi la pena approfondire l’argomento e osservare con maggiore attenzione i numeri dell’economia del Sudamerica. Lo facciamo prendendo in considerazione anche Cile, Colombia e Perù, paesi che insieme a quelli già citati ospitano oltre il 90% della popolazione del continente.

Come evidenziato dalla tabella sopra riportata, gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da una grossa differenza nei livelli di crescita tra i singoli paesi dell’America Latina. Mentre economie come quella argentina, quella brasiliana e – ancora di più – quella venezuelana hanno incontrato evidenti difficoltà, i cittadini di nazioni come Cile, Colombia e Perù hanno invece visto i loro redditi medi crescere in maniera costante e significativa.

Questo trend sembra peraltro confermato anche per l’anno in corso. Il Cile è ormai l’economia più ricca dell’area mentre Colombia e Perù, che a inizio millennio erano tra le più povere, hanno quasi raggiunto i livelli di reddito di Brasile e Argentina.

In prima battuta, si potrebbe pensare che siano i differenti regimi politici la ragione di queste differenze. Una lettura degli indici di democrazia1 sembra però smentire questa ipotesi. Per quanto possa avere avuto una grande influenza in passato (ad esempio con la fine della dittatura militare di Pinochet in Cile alla fine degli anni Ottanta), al momento non sembra essere la qualità della democrazia la spiegazione alle differenti performance economiche. Se si esclude il caso drammatico del Venezuela, infatti, tutti i maggiori paesi sudamericani godono da anni di sistemi democratici in larga misura paragonabili a quelli occidentali.

Una spiegazione dei differenti livelli di crescita nell’area può dunque forse essere trovata osservando un altro indice: quello della libertà economica. L’indicatore in questione2 esprime in modo sintetico l’apertura dell’economia alle idee e all’iniziativa imprenditoriale, considerando fattori come la tutela dei diritti di proprietà, l’efficienza della giustizia, il peso dello stato nell’economia, la tassazione, la burocrazia o la corruzione.

Il rallentamento della crescita in Argentina e Brasile, così come il collasso dell’economia venezuelana, sembrano essere andati di pari passo con una minore libertà economica; allo stesso modo, la crescita di Cile, Colombia e Perù è correlata alla maggiore apertura dimostrata da questi paesi negli ultimi decenni (tra l’altro maggiore anche di quella italiana).

Uno sguardo alla tabella a fianco evidenzia poi gli effetti concreti e reali che questi differenti livelli di crescita hanno avuto sui singoli individui. L’indice globale della fame, innanzitutto, mostra tendenze incoraggianti in Colombia e Perù ma un preoccupante peggioramento della situazione rispetto a inizio decennio in Brasile e Venezuela. I dati relativi a uno dei principali problemi dell’America Latina, quello della criminalità, evidenziano poi un significativo calo degli omicidi in quei paesi che hanno goduto di buona crescita economica, ma ancora una volta un preoccupante aumento in Brasile e Venezuela.

In un’area del mondo considerata «in via di sviluppo», caratterizzata da paesi con un contesto culturale in larga misura analogo, sembra quindi che i differenti gradi di libertà economica abbiano avuto un ruolo decisivo nella crescita di lungo termine e – come conseguenza – nei livelli di benessere dei cittadini.

Immagine di copertina CC0 from Pixabay

Note al testo
1 Calcolato dall’Economist, misura la qualità della democrazia in 167 paesi.
2 Misurato dal 1995 dalla fondazione Heritage e dal Wall Street Journal
3 Omicidi commessi ogni 100.000 abitanti