Perché i mercati torneranno a salire

Ottimismo o realismo?

Riflessioni dell’Ufficio Studi ALFA SCF

Di fronte al FTSE Mib che in meno di tre settimane arretrava di oltre il 40% e l’S&P 500 che erodeva rapidamente tutti i guadagni maturati nel corso del 2019, molti addetti ai lavori – tra cui gli stessi consulenti ALFA – hanno ricordato agli investitori l’importanza di rimanere sempre coerenti con le proprie strategie e orientati ai propri obiettivi finanziari, che nella maggior parte dei casi hanno orizzonti temporali di lungo periodo.

«Nel lungo periodo – si suole infatti ripetere – i mercati (in particolare gli azionari) torneranno a salire, recupereranno dalle attuali flessioni e forniranno un rendimento soddisfacente agli investitori pazienti, che nelle giornate turbolente non hanno ceduto alla paura e all’emotività»

Ma perché i mercati dovrebbero tornare a salire? In fondo, non si tratta di una legge di natura; e il fatto che questo sia sempre successo in passato non può essere una garanzia che accadrà anche in futuro.
Riteniamo che le ragioni per crederlo e rimanere serenamente investiti siano in realtà diverse.

Innanzitutto è bene ricordare che gli indici azionari sono rappresentativi, in ciascun momento, del valore che il mercato attribuisce alle maggiori aziende quotate. Poiché l’obiettivo di ciascuna società è quello di generare un profitto per i propri azionisti sulla base della propria attività (sia essa la creazione di un prodotto o la fornitura di un servizio) è ragionevole ritenere che ciascuna società lavorerà ogni giorno per migliorare il suo prodotto o il suo servizio, sia in termini di efficienza produttiva che di qualità.

Il primo motivo per ritenere che i mercati possano ragionevolmente recuperare il terreno perduto è quindi la fiducia nel fatto che l’intelletto e l’inventiva degli esseri umani continueranno a trovare soluzioni innovative in grado di incrementare la produttività, la redditività e dunque il valore delle aziende quotate nel medio-lungo periodo. La tendenza a trovare soluzioni in grado di migliorare la propria esistenza è infatti una caratteristica della natura umana, è alla base del moderno benessere ed è alla base di tutti i trend rialzisti azionari. In futuro questo processo potrebbe essere peraltro sempre più rapido se venisse confermata la «legge dei ritorni acceleranti», secondo la quale il tasso di progresso tecnologico è una funzione esponenziale e non lineare.

Ciò detto, bisogna poi considerare che – anche a parità di tecnologia disponibile – un’azienda e un’economia possono comunque continuare a crescere se sorrette da una crescente domanda. I demografi sono concordi nel sostenere che la popolazione umana è destinata a crescere almeno del 20% nei prossimi trenta anni. Si tratta di due miliardi di esseri umani in
più che popoleranno il nostro pianeta, avranno bisogni da soddisfare e contribuiranno alla domanda globale.

Il brusco calo dei consumi di questi mesi legato all’emergenza sanitaria si sta già rivelando in tutta la sua drammaticità e avrà effetti significativi almeno per l’anno in corso. La pandemia però finirà e con essa finirà l’attuale temporanea contrazione dei consumi che inevitabilmente sta tanto pesando sugli indici globali.

Nel grafico: Indice Standard&Poor500 (paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione). Andamento storico trimestrale dal 1/1/1928 al 20/03/2020, in scala logaritmica. Fonte Bloomberg.

Da una situazione come quella attuale, si potrà obiettare, non tutti però riusciranno a rialzarsi. Alcune aziende saranno costrette al fallimento e non beneficeranno né della ripresa dei consumi, né del futuro miglioramento tecnologico. E’ vero, ed è per questo che i rischi derivanti dall’acquisto di singoli titoli sono molto elevati. Gli indici azionari però non sono statici!
L’S&P 500 ad esempio è composto in ciascun momento dalle cinquecento aziende più capitalizzate della borsa di New York: ciò significa che le aziende in difficoltà a un certo punto escono dall’indice o riducono il loro peso e vengono sostituite periodicamente da società di maggiore successo, in una sorta di «selezione naturale» in grado di mantenere elevata la qualità media delle società dell’indice, a tutto beneficio delle performance di lungo periodo.

Infine, aggiungiamo in questa fase come elemento di ottimismo anche il sostegno dato all’economia e ai mercati da parte di banche centrali accomodanti e politiche fiscali espansive dei governi. Si tratta di aiuti importanti per evitare un crollo strutturale della fiducia e far sì che le economie possano tornare alla normalità in tempi ragionevoli.

Insomma, se investire significa rinunciare a soddisfare alcuni dei propri bisogni attuali al fine di soddisfare bisogni più importanti in futuro, allora investire in qualche modo significa anche nutrire una certa fiducia nei confronti del futuro. E’ bene ricordarlo soprattutto in fasi come quella attuale, nelle quali il prezzo in termini di volatilità da pagare per raggiungere i propri obiettivi può sembrare molto elevato.

Immagine di copertina: CC0 by Pixabay