Recessione 2020 e depressione 1930 a confronto

Tema del mese a cura dell’Ufficio Studi ALFA SCF

«E’ la crisi peggiore del dopo-guerra». Nelle ultime settimane, caratterizzate dall’improvviso arrivo di una recessione mondiale e dalla crescente incertezza sul futuro, molti commentatori e analisti hanno paragonato la situazione attuale con la famigerata «crisi del 1929».

Proviamo dunque a confrontare – per quanto possibile visti i diversi contesti di partenza – l’attuale crisi (ovviamente ancora in corso) con quanto avvenuto tra la fine degli anni Venti e la prima metà degli anni Trenta del Novecento.

Cominciamo con l’evidenziare una grande differenza: l’origine della recessione in corso è molto diversa rispetto a ogni altra crisi passata. Nel 1929, in particolare, fu il crollo della Borsa di New York, che per via di speculazione ed euforia aveva raggiunto livelli non giustificati dai fondamentali, a provocare un crollo della domanda aggregata, la crisi di molti settori produttivi e una perdita incontrollata di posti di lavoro.

Oggi, al contrario, i crolli della domanda e dell’offerta aggregata sono stati in qualche modo creati «volontariamente» dalle autorità governative di molti paesi, le quali hanno deciso di «chiudere» le loro economie per un certo periodo di tempo al fine di contrastare un nemico invisibile ma in grado di provocare – se lasciato libero di diffondersi – effetti ben superiori a un periodo di recessione.

Questo da un lato significa che il ritorno alla normalità è legato, più che a un ritorno della fiducia, alle tempistiche necessarie per trovare una cura o un vaccino, dall’altro rende però effettivamente possibili i confronti con la Grande Depressione. Le attuali stime sulla crescita del 2020 sono infatti tristemente paragonabili con le cifre dei primi anni Trenta. Per l’economia USA si prevede nell’anno in corso una contrazione anche fino al 10,8%, un ordine di grandezza paragonabile con il -8,5% registrato a valle del Giovedì Nero di Wall Street.

Per far sì che la crisi attuale non abbia le proporzioni e soprattutto la durata di quella del 1929 (quando l’economia registrò quattro anni consecutivi di crescita negativa e l’indice S&P 500 perse l’85% del suo valore) saranno oggi necessari la prudenza di ogni singolo cittadino, l’impegno dei ricercatori medici e una risposta adeguata da parte delle autorità politiche e monetarie.

A rendere la «crisi del 1929» tanto grave furono infatti, più che la gravità delle sue cause, gli errori commessi da governi e banche centrali per contrastarla.

La Fed, nell’errata convinzione che rendimenti più elevati avrebbero limitato una fuga degli investitori, alzò i tassi di interesse (frenando così gli investimenti); i governi, convinti di dover «tirare la cinghia» in un momento di crisi e incapaci di avere una visione globale, adottarono in maniera dogmatica misure fiscali restrittive volte al pareggio di bilancio e applicarono dazi e barriere (il commercio internazionale si contrasse del 50% in pochi anni). Nessuno, infine, si preoccupò di rassicurare concretamente i cittadini sulla tenuta del sistema finanziario. Di conseguenza, la corsa agli sportelli favorì fallimenti bancari e aggravò ulteriormente la crisi.

Oggi, memori di quegli errori, le banche centrali stanno inondando di liquidità i mercati e l’economia, i governi stanno facendo deficit per garantire il supporto alle imprese e – per quanto si possa parlare di «ripensare alcuni aspetti della globalizzazione» – nessuno desidera veramente un ritorno di autarchia e mercantilismo. Tutte queste misure, unite ai fondi di tutela dei depositi e ai parametri di solidità patrimoniali imposti alle banche dopo la crisi del 2008, stanno garantendo la tenuta del sistema finanziario e saranno un fattore decisivo per accelerare la ripresa delle economie una volta che i rischi sanitari saranno finalmente contenuti.

In conclusione, pur con differenti origini, la crisi attuale è quindi effettivamente paragonabile a quella del 1929 per la sua violenza e per i suoi effetti iniziali.

Oggi è meno probabile una grande depressione di proporzioni e durata paragonabili a quella degli anni Trenta (nel 2021 il PIL mondiale è infatti già previsto in crescita) perché c’è consapevolezza che la conoscenza dei meccanismi socio-economici è più sviluppata rispetto al secolo scorso. E questo fattore sarà fondamentale per risolvere le questioni economiche tanto quanto le conoscenze mediche si riveleranno fondamentali per  risolvere le questioni sanitarie.

 

Immagine di copertina by Blue Ox Studio da Pexels