Argento in corsa, tra oro e inflazione

Articolo a cura di Ida Pagnotella e Claudia Iachella per l’Ufficio Studi ALFA SCF

L’argento è storicamente considerato come “l’oro dei poveri” in quanto metallo prezioso più abbondante e meno costoso dell’oro. In realtà è un metallo molto versatile, con numerose applicazioni. Ritenuto infatti il migliore conduttore elettrico e termico tra tutti i metalli, oltre il 60% della domanda deriva dall’industria. In particolare l’industria generica ne richiede il 29%, l’elettronica e l’elettrotecnica il 16%, l’indotto del riciclaggio del metallo stesso il 12% e le leghe per saldature circa il 4%. Seguono invece i lingotti e le monete per il 20%, l’utilizzo in gioielleria e argenteria per il 16% ed infine applicazioni in fotografia per circa il 3% (fonte: Metals Focus Ltd – 2019).

I drivers di questa commodity sono dunque numerosi e tra questi se ne possono identificare alcuni comuni anche all’oro. Un esempio è il rapporto inverso con i tassi di interesse reali (nel grafico a lato rappresentato invertito, a cura di Economic Perspectives). Analogamente a quanto accade con l’oro, più scendono i tassi di interesse al netto dell’inflazione, più l’argento ne beneficia.

Negli ultimi mesi inoltre si rilevano due interessanti correlazioni: una inversa col dollaro ed una diretta con l’indice S&P 500. Tali rapporti non sono legami storici, ma piuttosto dei temporanei movimenti sovrapponibili, dettati da analoghe reazioni all’ondata di liquidità conseguente alla pandemia.

Se questi si ripetessero in futuro un eventuale rimbalzo del biglietto verde o una pausa della borsa americana si accompagnerebbe a una debolezza nella quotazione dell’argento.

Da inizio anno il silver è stato uno degli investimenti con incremento maggiore, nonostante il rallentamento delle ultime settimane. Come si evidenzia inoltre nel grafico di seguito, da un punto di vista puramente tecnico l’argento ha superato una resistenza di lungo periodo collocata sui 20 USD/oz.

Valore Argento (XAG) dal 1970 ad oggi – USD/oncia – fonte: Bloomberg

In merito alle affinità con l’oro, si evidenzia una forte correlazione tra i due metalli preziosi, con la peculiarità di un andamento amplificato da parte del silver. Ciò significa che nei periodi in cui l’oro tende a scendere o a salire poco, l’argento tende a scendere maggiormente, e viceversa. Si può immaginare quasi come un investimento in oro con un effetto leva. Sotto riportiamo il rapporto tra il prezzo dell’argento ed il prezzo dell’oro. Si nota che il rapporto è stato piuttosto stabile negli ultimi 30 anni con un picco estremo toccato nel 2011. Questo indicatore fornisce spunti molto utili per bilanciare il peso relativo delle due commodities nei portafogli. Nello specifico nel brevissimo periodo è consigliabile essere prudenti, dato che il rapporto è salito velocemente, mentre nel medio periodo potremmo assistere ad una nuova sovraperformance dell’argento.

Rapporto tra valore Argento (XAG) e Oro (XAU)

Le motivazioni per questo andamento più aggressivo da parte dell’argento rispetto all’oro sono da ricercarsi nella versatilità di tale metallo, che è sì prezioso, ma con un forte interesse industriale. Tant’è che in situazioni di crisi quest’ultima caratteristica prevale sulla considerazione del silver come eventuale bene rifugio. Per evidenziare questo aspetto si possono osservare le somiglianze con altre commodities che hanno un impiego puramente produttivo, quali ad esempio il petrolio ed il rame. Si nota in tali confronti una discreta correlazione, anche se meno intensa rispetto a quella con l’oro.

 

Immagine di copertina: CC0 by Gratisography – Pexels