Solare ed energia pulita: abbronzarsi senza scottarsi?

Get TAN o get burned?

A chi non piacerebbe in questo periodo una sana abbronzatura? Ma nel campo degli investimenti sulle energie alternative e in particolare sul solare, il rischio in queste ultimi tempi potrebbe essere quello di scottarsi.

Fari puntati allora a titolo di esempio proprio su TAN [abbronzatura, in inglese], che è il codice ticker dell’ETF Invesco Solar quotato al NYSE che investe in aziende del fotovoltaico.

L’ETF ha avuto una performance davvero notevole da inizio anno (>140%) e di oltre il 45% solo negli ultimi due mesi. Tale risultato è ancora più impressionante se lo paragoniamo all’andamento dell’indice del settore “oil&gas” americano (ticker XLE), -48% YTD.

Fonte: Bloomberg – performance dal 5/11/2019 al 5/11/2020

Cosa ha portato ad un simile risultato?

Da un lato ha fortemente pesato il crollo delle quotazioni del greggio ed il rallentamento dell’economia post Covid, dall’altro sicuramente molto ha fatto la politica.

Sul fronte statunitense Biden in campagna elettorale ha puntato sulla conversione energetica del Paese (non certo un tema “amato” da Trump), arrivando a proporre “decisamente ambiziosi” target come il raggiungimento del 100% rinnovabile entro il 2035.

Obiettivo simile anche in Europa dove il recente Green Deal fissa al 2050 il traguardo entro il quale non vengano più generate emissioni nette di gas a effetto serra.

Appare evidente come una così rinnovata attenzione alle rinnovabili ed obiettivi così elevati in tempi piuttosto brevi, abbia catalizzato anche i flussi degli investitori che, come spesso accade, cercano di posizionarsi in anticipo. In arancione nel precedente grafico anche un indice azionario “clean energy” in crescita a tripla cifra.

Questo però ha anche delle conseguenze.

Ad esempio nel seguente grafico confrontiamo l’andamento di Nextera, una delle principali protagoniste di questa crescita del settore solare, con un la ben nota ExxonMobil.

La progressione nei prezzi ha portato a fine ottobre Nextera a capitalizzare oltre 145 miliardi di $, superando Exxon, che ne vale “solo” 141. La prima, però, ad oggi fattura circa 19 miliardi di $; la seconda, seppur in evidente difficoltà, ancora 265. Se il confronto del classico Prezzo/utili (P/E) oggi è poco significativo, essendovi probabile un esercizio in perdita per Exxon (per Nextera è comunque 37x), il confronto del Prezzo su patrimonio netto (P/BV) è più rappresentativo con 3,43 volte per Nextera e Exxon con 0,84x.

Fonte: Bloomberg – performance dal 5/11/2019 al 5/11/2020.

Il megatrend delle energie alternative

Global LCOE benchmarks – PV, wind and batteries Source: BloombergNEF

Indubbiamente il solare e le energie alternative saranno uno dei cosiddetti “megatrend” da seguire nei prossimi anni. Per farlo è bene fare alcune considerazioni in più.

A differenza della “bolla” di 10 anni fa, dove la crescita era stata trainata quasi esclusivamente dai sussidi statali, oggi la riduzione dei costi e l’aumento delle performance dei pannelli solari e degli accumulatori potrebbe rendere sempre più appetibile l’adozione di queste tecnologie. Negli ultimi 10 anni infatti il costo dei pannelli solari è crollato dell’86%, mentre i costi eolici onshore sono diminuiti del 60% e il costo dell’eolico offshore è diminuito del 59%, secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili.

Fonte: BP Statistical Review 2020

Inoltre, proprio come le utilities e le società del settore energetico avevano investito nel gas naturale 20 anni fa a scapito del carbone, ora stanno progressivamente facendo lo stesso con le energie alternative. BP, ad esempio, ha annunciato che ridurrà la produzione di petrolio del 40% nel prossimo decennio investendo 5 miliardi  di $ entro il 2030 in tecnologia pulita.

Bisogna però ricordare che al momento esistono ancora alcuni limiti alla quantità di produzione di energia che può provenire da fonti rinnovabili. La tecnologia delle batterie ad esempio deve essere migliorata in modo che le utenze possano sfruttare più elettricità immagazzinata quando il sole non splende o il vento non soffia.

La sfida del futuro

Riteniamo che la politica continuerà ad avere un ruolo centrale per rendere sostenibili le attuali valutazioni del settore e che quindi ci si possa aspettare forte volatilità, a prescindere dall’esito delle contestate elezioni presidenziali. La sfida rimane non banale, perché ricordiamo che – ad esempio – negli USA oggi solo il 18% della produzione energetica è “green”, mentre a livello globale circa il 11%.

Se è infine vero quando recentemente pubblicato dagli analisti di Bloomberg, possiamo però avere una buona speranza di vivere, in un non lontano futuro, in un mondo sempre più green… senza scottarci!

Fonte: BloombergNEF – Cheapest source of new bulk electricity generation by country, 1H 2020

 

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